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Prolegomena all'etica teorica, Giancarlo Carioti

PROLEGOMENA ALL’ETICA TEORICA

                                                 di Giancarlo Carioti


                        PARTE PRIMA

 

 

 

CAP. I       LA CREAZIONE.

 

Ciò che diremo di seguito, in questo Capitolo NON E’ DIMOSTRABILE, sulla base di prove cogenti e scientifiche, che dimostrino, cioè, congruamente l’attendibilità delle tesi che ivi propugneremo, e che pure mi giungono da totale certezza, che è quella scaturente dal fatto che io SENTO l’anima, che sa tutto del Creato. Ho molto sofferto psichicamente, per dubitarne; ragione per cui ho ritenuto di scrivere ciò che Dio mi ispira, attraverso la coscienza, acché tutto questo venga finalmente propalato a chi non sa, ed ancora vive angosciosi dubbi circa l’esistenza Divina, o il dono dell’anima che il Sacro ci ha dato.

            Possiamo spingerci fino all’estremo e domandarci: da che viene Dio? Chi lo ha generato? E’ sempre preesistito alle cose? Tutto porterebbe a ritenere che sia così e che Dio sia sempre stato, ma sarebbe una risposta ingannevole, giacché, molto prima di esso è l’IMMUTABILE, il senza tempo, che viene dalla perpetuità delle ere, e su cui non possiamo postulare la domanda: da quanto esiste? Giacché esso è immoto ed esiste da sempre! In una parola: IL NULLA. Proprio così ciò che esiste, ma non ha materia, spessore, peso, colore, e non è osservabile attraverso i sensi, perché apparentemente NON ESISTE e non è pertanto rilevabile, né definibile; ed inoltre il Nulla, come Buio totale, mancanza di qualsiasi luminescenza o di qualsiasi colore. E allora, diremmo noi, grevidi della materia, pieno di che cosa, in fondo? E l’anima mi dice di AUTOCOGNITO, di intelligenza ontica, di progettualità della sfera creativa. Tutto questo, il Nulla lo ha in modo innato, o lo acquisisce attraverso una sorta di esperienza, accumulata nell’eternità dei miliardi di anni, in cui continua ad essere immoto? Problema insondabile, a cui apparentemente non si dà risposta, anche se io propendo per la seconda tesi, giacché, come io so, il Nulla non avrebbe avuto un eterno periodo di stasi, prima di passare all’atto creativo, indi, e non è così, LA CREAZIONE, verrebbe dalla perpetuità, e sarebbe sempre esistita, mentre solo DIO ha una storia, ed , in certo senso, una data di nascita. Ciò che è certo, fu che il nulla si interrogò, e chiese a se stesso: “Che fare di tanto Cogito?”, e capì che c’era solo una categoria da applicare, categoria che mi pare ovvio, esso aveva reso scionta al suo auto-Intelletto, e cioè: CREARE! “Ma so io dunque creare?” Continuò a ripetersi; “Forse no!”, si rispose: “Ma posso io evocare l’ENTE CREATORE, il soggetto creante!” Come doveva essere quell’ente? Doveva, senza alcun dubbio possedere per intero il suo ONTO, ma doveva avere altre caratteristiche: Essere luce, al contrario del suo Buio; essere Cinetica, al contrario della sua Statica; capire cos’è il processo e la sua espansione indefinita. In una parola: DARE UNO SCOPO alla Creazione.

            Così NASCE DIO! Il Nulla lo evocò e lo invitò a compiersi, con i caratteri salienti che abbiamo prima delineato, e forse davvero le parole fatidiche furono: FIAT LUX; certo si è che un immenso angolo dell’infinito buio fu rischiarato dalla LUCE, che non è solo una forma di materia, è al contempo l’apice massimo dell’INTELLIGENZA COSMICA. Quindi Dio è in certo qual senso generato, anche se in realtà, esso SI TRAE DAL NULLA, capace di dar vita? Si ma solo nel senso di concepire INTELLETTUALMENTE l’ente della vita. L’intelletto del Nulla trapassa pertanto in quello divino, che diventa perciò stesso SCIONTO, cioè sapere, ma anche CONTO, cioè che conosce, o auto-riconoscentesi: di cosa in fondo? Del proprio Se in quanto ENTE, cioè a dire massima potenza espressiva dell’Intelligenza Creativa. E tale atto della Creazione, sposta, gioco forza il centro dell’interesse dell’ENTE dal suo Se all’ALTRO da Se, quasi che Dio intenda risolversi solo nel Reciproco, non quanto a Se, direbbe Della Volpe, ma quanto a Fuor di Se, che è il senso dell’essere da Se, come Se a Se, in cui PER SE e ALTRO DA SE coincidono (1). Dio in sostanza, non fa nulla per se stesso, non ha autismi, non è egoico, e concepisce la sintesi in quanto l’Altro (2) è più logico di se da solo, e, di conseguenza, L’AMORE dell’altro è l’evidenza affettiva di un Dio che non concepisce Amore per Se medesimo, o se lo fa, ciò avviene nella misura in cui l’amore per l’altro, lo coinvolge universalmente, al punto tale che anche il suo sè diventa amore per se, ma solo nel senso, che è parte integrante dell’amore per TUTTO. Ma perché, primieramente il Messaggio di Dio è amore, perché chi crea, non può fare a meno di amare l’oggetto stesso della creazione, che è, in sostanza LA VITA. La qualità intrinseca, è pertanto la ricerca dello scopo preminente, per cui Dio, non solo E’, ma E’ per DARE, per largire con munificenza la sua tensione, che è lo scopo, appunto, per cui Dio dà e non dà solo cognito, ma materia universale ed eterna, con AMORE appunto, che è il senso del donare. Quindi Dio cogita la vita e la pensa per l’eterno, per l’universalità delle epoche, attraverso il doppio passo delle due vite: quella terrena e quella universale.

            Ma andiamo per ordine: il primo atto concepito dal Divino è quello di pensare LA MATERIA, in quanto VITA, di cogliere cioè il vero oggetto dell’interesse della creazione….Quanto impiega Dio a creare le materie? Chi può dirlo! Forse qualche miliardo di anni, forse 5…. Ma non gli bastò! Non si trattava infatti, semplicemente di creare delle cose senza anima, si doveva dar loro un quid che Dio disse QUALITA’ INTRINSECA, che non è solo l’anima della materia, è qualcosa di più: l’attributo di pregio attraverso cui, il portatore di qualità, crea valore, perciò chi ha qualità ha valore, ed ogni materia ha il suo valore, feratore di qualità, che diventa pertanto l’attributo generale della valenza dell’oggetto, nella misura in cui, a sua volta, il latore di valore, fa parte di diritto del regno qualitativo. Ma ciò bastava? No, giacché all’inizio la materia era informe e disparata. Ora bisognava creare le RELAZIONI TRA MATERIE. Una era la qualità di certo, nella misura in cui, le materie sono congiunte da una sintesi qualitativa…. Ma ciò non era sufficiente, giacché mancava LA LEGGE di relazione, i codicilli cioè attraverso cui le materie erano interattive le une con le altre, oltre che complessive, in quanto materie vitali e qualitative unite da relazioni plurime. Fu così che Dio inventò la MECCANICA EURISTICA, cioè a dire il carattere specotico di qualità, portatrice di valore, che unisce tra loro gli oggetti della creazione, regolamentata dalla NORMA (3). E a tale legge di relazione Dio diede il nome di ETICA EURISTICA, che diventa pertanto il codice attraverso cui, successivamente, l’uomo coglie il Sacro ed intuisce, attraverso il Giudizio, la Verità, come meglio diremo nel Cap. IV (4). L’Etica è dunque l’apice della creazione, nella misura in cui fissa le coordinate, attraverso cui il creato assume COEFFICIENTE DI RELAZIONE PLURIMA, in una parola: SPIRITUALITA’, che è figlia oncastica, apparentemente della MECCANICA, ma in sostanza, ne assume la qualità intrinseca, trasformandola in nesso MATERIA-SPIRITO.

            Ora che c’è l’etica ed il mondo delle relazioni delle materie, assume peraltro una LOGICA INTRINSECA, LA CREAZIONE è possibile, è possibile cioè, immaginare la vita nel suo complesso, a partire dai suoi siti, dai luoghi, cioè, in cui la vita si estrinsecherà producendo EVOLUZIONE, cioè progresso, manifestazione della vita che procede verso l’indefinito. Ecco che quindi si dovevano creare i supporti, le basi fisiche della qualificazione biologica… Quanto è vecchio il nostro universo? La voce mi sussurra da 12 a 26 miliardi di anni: e come fece Dio a crearlo? Aveva ragione Einstein (5), da un colossale  Big Bang, che per essere esatti, è costituito , non da 1, ma da ben 92 cannoni, che sparano altrettanti nuclei di materia incandescente, che continua, ancor oggi ad espandersi, nell’infinito spazio, nell’infinito nulla. E ciò non bastò a Dio, che impiegò 9 miliardi di anni per raffreddarlo, ed impedire che la cinetica delle parti diventasse eccessiva (6). Che RATIO avrebbe avuto questo universo, in una parola, che ETICA avrebbe espresso? Ecco perché esso ha COGNITO INTELLETTIVO, nel senso che –per quanto paia assurdo- la Luna, o Marte hanno un auto cognito, ed una sconfinata cultura, non solo del loro Se, ma dei misteri dell’intiero creato. E perché Dio fece le stelle e le costellazioni? Per creare un sofisticato sistema di contrappesi, cioè di nuclei organici che non sbilanciassero la reciprocità complessiva dei pesi essenziali, costituita da una magica calotta energetica, che si sarebbe dissolta, se l’energia dei corpi luminescenti, non la alimentassero di vita irrorante, come pensava, in fondo Oppenheimer (7). E perché non precipitiamo nel vuoto? Perché galleggiamo nell’energia, che ci avvolge con poderosi gomitoli di sostanza vitale e di materia, che non siamo ancora riusciti, scientificamente ad individuare, ed a catalogare. E di che è fatta la luce? Dal sole, dalla nostra stella principale? Inganno, su cui abbiamo costrutto, comunque millenni di poesia e di ispirazione culturale. La luce è in realtà costituita da miliardi di PUNTI FOTICI, che ci illuminano, mentre il sole ci crea l’illusione di essere la nostra falena, il nostro riverbero diuturno. Tutto ciò è INTELLIGENTE? Si , compiuto per coerenza, come CONTO DI SE, che è anche scionto del Se per Se, come conto del Se, in quanto Se a Se! Così lo volle Dio: SPECOTANTE, AUTO-RIFLESSO: e così lo creò: AFEDITO ! Ecco perché, particolari sensitivi parlano con le stelle, e più in generale con le intelligenze cosmiche, ecco perché la Luna e le stelle ispirano particolari espressività poetiche e spirituali.

            Parliamo ora dei siti, e delle strategie Divine nel creare le vite delle, varie nature, come meglio diremo nel Cap. II (8). Dio passò 8 miliardi dei suoi anni a modellare il suo universo, e creò i cieli, i mari, le terre ferme., e poi: la flora, gli animali, e, da ultimo l’UOMO, la sua creatura preferita, la sua proiezione intrinseca, a cui affidò due vite: quella TERRENA, e quella UNIVERSALE. Ma, prima di dire di questo, tentiamo di cogliere l’evento creatore dell’uomo, in quanto estroiezione sistematica del Sacro, che intende effigiare l’umano di requisiti, anche, divini. Con questo pongo al centro della questione, il fatto che l’uomo è concepito, in quanto etica, proiezione cioè della sintesi divina, con cui Dio trasse a se la materia, come vedemmo, affidandole un codice comportamentale, mediato tra concretezza e spiritualità. Così l’umano sintetizza ed introietta, come vedremo meglio anche in seguito, la sintesi calpiutica tra la sua facies materiale, e le sue componenti essenziali e spirituali, da cui trae ispirazione verso la speculazione ed il sapere complesso. Egli è pertanto INTERIORIZZATO, portato cioè a CONCEPIRE, ed a finalizzare la costituzione generale della vita, in direzione di fini suprematici, che ne fanno un EVOLUZIONISTA, nella misura in cui si avvicendano, nella congerie vivente gli eventi sistematizzati di prassimentiche e di teorie evolutive, che ne fanno un ESPANSO, nel senso della dilatazione verso i sommi apici dello spirito. Il valore di tutto questo è il desiderio Divino di plasmare una sorta di eredità, in cui l’oggetto creato, non ha requisiti direttamente divini, ma ha potenzialità per elevarsi verso Dio, che si espande –espande cioè il suo auto-cognito- indefinitamente; con un uomo cioè che EVOLVENDOSI, si avvicina sempre più al perfetto, sino a diventare CONCEPENTE  di un’etica divina, prossima al perfetto, e perciò stesso PERFETTIBILE, sino alle abissali profondità del cogito di Dio, che, come vedemmo, intrometta l’enorme accumulo di sapere del NULLA, le cui cognizioni sono infinite. Certezza del Se come auto da Se, attraverso cui Dio crea cogenze interiori nell’uomo che è conto per scionto, come onto da Se. Ed in tal senso essere Se per Se, equivale a coniugare il Se come Se a Se, fuor da Se, come altro da Se. Ed ecco il senso delle due vite: quella terrena, in cui l’uomo che si evolve, secondo un GRADIENTE ETICO, coglie anche l’imperfezione del suo operato, nella misura in cui limita l’esistenza ad una gamma di potenze circoscritte, che sono anche l’imputavit che l’uomo assumerà nella vita universale, dove si espanderà, certo, ma solo nella misura in cui è riuscito ad elevarsi in questa vita, che sarà pertanto il segno della sua realizzazione. Ciò nel senso che all’uomo mancheranno, in altra vita i mezzi concreti ed intellettuali per espandersi oltre certi limiti, che comunque valicherà nell’eterno e nell’espansione indeterminata delle ere. E le colpe, i peccati, direte? Certo l’uomo li espierà, e pagherà i suoi errori con la stasi, oltre che con la subordinazione all’ALTRO, che lo dominerà e lo condannerà a ridimensionarsi, sino alla catartizzazione ed al riscatto. Questo è il senso per cui Dio ci volle LIBERI, come spiega non solo Kant, ma tutta la mistica del Medioevo (9), nel senso dell’ARBITRIO più totale, che, sovente, ci porta ad oscillare tra bene e male: ma sulla base di quale impulso? Questo è il significato profondo della Ragione (10), con cui Dio ci affidò alle passioni dell’inconscio, da cui traiamo l’INDOLE  ed il temperamento, ma con cui, altresì, specotiamo le categorie diffuse dello spirito, e riusciamo, pertanto, ad elevarci. Parleremo a lungo di questo UOMO SIMBOLICO, che riesce addirittura, attraverso la proiezione psichica, a determinare tutto della sua vita, e addirittura della sua eliminazione, del suo stesso annichilimento (11).


Giancarlo Carioti

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