Duetti solisti, Marco Baiotto

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Duetti solisti

 
Desiderio


Vorrei che tu fossi il vento e io il mare,

così che  potrei cullarmi tra le tue dolci carezze.

 

Vorrei che tu fossi un timido bocciolo di pesco e io un’ape,

così che potrei sfiorare delicatamente la tua pelle

e sentirne il profumo.

 

Vorrei che tu fossi una fata e io un elfo d’argento,

così che potremmo rincorrerci danzando

per le sconfinate brughiere d’Irlanda.

 

Vorrei che tu fossi il giorno e io la notte,

così che potremmo tenerci per mano nell’infinita ruota del tempo.

 

Vorrei che tu fossi il cielo stellato e io un viaggiatore solitario,

così che potrei trovare sempre conforto nella tua presenza sicura.

 

Vorrei che tu fossi la primavera e io un albero di ciliegio,

così che il tuo alito di gioia facesse rifiorire in me la voglia di vivere.

 

 

Vorrei che tu fossi la luna e io un lago d’acqua cristallina,

così che il tuo delicato sorriso si potesse per sempre specchiare

nei miei occhi incantati.

 

Vorrei che tu fossi una candela e io l’aria,

così che il mio sostegno ti facesse risplendere nel buio della notte.

 

Vorrei che tu fossi una candida nuvola e io una duna del deserto,

così che potrei mutare in scintillanti diamanti di sabbia

ogni tua lacrima, per vederti sorridere ancora.

 

Vorrei che tu fossi una scia di polvere di stelle e io il tempo,

così che potrei arrestarmi, estasiato, a contemplare la tua bellezza.

 

Vorrei che tu fossi una donna e io un uomo,

così che il calore del tuo corpo potesse essere anche il mio.

 

Vorrei che tu fossi qui accanto a me,

così che potrei stringerti forte,

 e guardandoti  fisso negli occhi,

dedicarti queste semplici parole d’amore.

 

 

 

 

 

 

 

 
Principe Nero

 

 

Principe nero, Principe Nero,

dell’universo gli elementi domina,

sul suo vermiglio e alato destriero.

 

Principe nero, Principe nero,

sui fragili destini del mondo,

oltre le candide nubi,

posa il suo sguardo altero.

 

Principe nero, Principe nero,

dall’alte vette nebbiose di Avalon,

solitario medita,

nella  Torre del Mistero.

 

Principe nero, Principe nero,

statuario nella sua armatura,

di mille argentei riflessi scintillante,

di se stesso essere sa,

Gran Cavaliere e umile scudiero.

 

 

Principe nero, Principe nero,

nell’eterno vortice del tempo,

immortale procede rammentando l’Aurea Trina:

Audacia, Saggezza e Mente Salda nella Conoscenza,

come d’ideali ardente fucina un dì lo forgiò,

della notte, Ultimo Condottiero.

 

Principe nero, Principe nero,

là dove tremuli si fanno i confini,

come deboli  fiammelle al vento d’inverno,

risoluto persevera nel suo ideale:

annientare il Nemico,

per infondere nelle genti,

l’Unico, il Grande,

il Vero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
La foglia e l’aria

 

 

Fresca la foglia,

della finissima rugiada come purissima Dea d’Amor,

fremendo di passione,

sfiorandosi si spoglia.

 

Ammaliante dolce brezza,

danzando leggera tra i fili d’erba,

fragile equilibrio d’arpa nel suo respir s’anima ogn’ora,

com’onda di mille sorelle amica,

spumeggiando s’infrange sull’immobile scogliera,

così sulla mia pelle ti sento,

rassicurante, materna carezza.

 

Invisibile poeta senza dimora,

ovunque tu sia ispirato cantami

degli uomini di tutti i tempi le eroiche gesta,

dei luoghi più remoti porgimi le inebrianti fragranze,

dei fiori più rari i profumi lontani rendimi in omaggio,

così che, seppur dalle mie radici imprigionata

con la fantasia possa innalzarmi a l’altissime vette,

e del cielo con un dito,

sfiorar le candide cime,

 sognando io possa ancora.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Solo un sogno

Un unico istante,

impalpabile leggerezza,

inafferrabile magia,

sono Aria.

 

La mia casa è lassù,

la puoi vedere,

quell’amaca sulla Luna.

 

Da lì osservo le stelle estasiato,

come gli uomini

gioiscono, singhiozzano, muoiono,

la luce è il loro linguaggio.

 

D’improvviso mi allontano,

lo spazio e il tempo vacillano,

la Terra si riduce a un chicco di sabbia colorata,

quanto piccoli paiono gli uomini da quassù.

 

Intorno a me scorrono astri infiniti,

innumerevoli galassie si rincorrono,

 danzano in una spirale di comete, asteroidi e pianeti.

 

Con me viaggia il soffio di Dio,

altre razze, popoli sconosciuti

urlano nel vuoto i loro messaggi,

la fantasia è il loro linguaggio.

 

Ormai sono sospeso su un’isola nello spazio sconfinato,

la Terra è solo un lontano ricordo,

sento una musica dai toni d’aurora,

l’universo respira.

 

Non ho parole,

il mio sguardo sfuma all’orizzonte,

buio, vuoto, silenzioso,

mi espando al ritmo del cuore di Dio.

 

Entro il mio essere sento

la multiformità in espressione,

il lato oscuro insegue la mia direzione,

ora ho colto il Senso.

 

D’improvviso un sussulto,

il mio cuore trema all’impazzata,

mi asciugo la fronte imperlata di sudore.

Diavolo! Era solo uno stupido sogno.
Angelo bianco

 

 

Di Diana splendida ancella,

adagiata s’un soffice velo di rose,

sei l’inebriante profumo dei miei pensieri.

 

Persa in un mare di stelle contempli,

come scoiattoli nel bosco fugaci,

l’orme agitate del tuo passato.

 

E sei candida nuvola,

fra le vette smarrite della mia giovinezza,

ridoni respiro alla mia anima che soffre.

 

E d’improvviso m’è dolce sognarti,

fra le gelide sorgenti del mio cuore,

eccoti,

sol di brezza vestita,

fresca zampilli com’agile ruscello,

danzando tra le rocce della mia esistenza.

 

Sole radioso è il tuo sorriso,

semplice come il profumo del pane,

ma germoglio di vita senza pari,

che dona gioia e sicurezza.

 

E d’Afrodite il mito adombri,

quando statuaria nelle tue movenze,

di real eleganza armate,

Angelo bianco appari come d’incanto.

 

E quando mi guardi con quegli occhi,

grandi come il mondo e profondi come il mare,

tempesta di passione agita le mie notti illuni.

 

E forse per timor o magari per follia,

un gran fuoco arde in segreto,

e poi lentamente si spegne,

ed il mio silenzio

si fa triste melodia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Privazioni

 

Se un dì non lontano,

quel Dio beffardo ardisse oscurare,

dell’incantevole Dea Nyx l’argenteo manto,

vuoto sarebbe il mio sguardo,

smarrito nell’immensità del cielo notturno.

 

Se un dì non lontano,

quel Dio beffardo ardisse inaridire,

di dolce nostra madre terra il grembo fiorito,

orfano sarebbe il mio olfatto,

dell’eterno stupore di un cantico profumato.

 

Se un dì non lontano,

quel Dio beffardo ardisse privare,

il mondo della luce di un sorriso di donna,

fiocchi di neve nel deserto le mie parole,

le vedrei spegnersi senz’aver mai vissuto.

 

Se mai un dì,

quel Dio beffardo il suo ghigno posasse,

sull’aurora e sul tramonto,

e dell’arcobaleno rapisse,

i mille riflessi sul lago ghiacciato,

e della musica l’aulica melodia,

cieco e sordo e muto sarei,

dinanzi al miracolo della vita.

 

 

La Benedizione del giorno di Veglia

 

 
Decine di Sanpietrini,

acrobati sfuggenti per immane fede,

lungo i costoloni della cupola michelangiolesca,

ricamavano trame di lanterne

che univano il cielo alla terra.

 

Di lontano una folla oceanica

traboccava dal colonnato del Bernini,

inondando le strade di Roma,

con bandiere e foulard multicolori.

 

Dall’alto il sorriso stellato di Dio,

in quella notte di veglia,

a uno a uno tutti li avvolse

con le loro infinitesime fiaccole e preghiere.

 

Dalla finestra drappeggiata

di rossi velluti,

le mani bianche del Papa

ispiravano i cuori dell’umanità cristiana.

 
Note

Sanpietrini = gli operai addetti alla manutenzione della Basilica di San Pietro, che in particolari occasioni, sospesi tramite imbracature all’esterno della cupola, dispongono con cura addobbi, che tradizionalmente sono lanterne, le quali arricchiscono la sua imponente sagoma di una suggestiva atmosfera dall’intenso fascino spirituale.

 

 
Polvere d’anima

 

Atomi di emozioni,

materia ed antimateria della vita,

particelle infinitesimali,

e credute inesistenti,

son quanti di luce,

che si esprimono attraverso,

la realtà comprensibile.

 

Eppure tutto è energia,

il tuo bacio

è come una parete

di polvere d’anima,

che sfiora la mia.

 

E con essa si confonde,

trascinandomi in una spirale

che lenta, inesorabile ruota,

respiro unico dell’universo,

che pulsa di vita.

 

E tutt’attorno,

son scie di presenze e aure di pensieri,

in tempi e luoghi cangianti,

della nostra storia.

 

 

E son impalpabili granelli di sfavillante nulla,

che aleggiano nei luoghi testimoni

della nostra vita,

colorandone indelebili i tratti,

con la nostra

polvere d’anima.

 

 

 
Confini

 

 

Se un solo respiro avessi ancora,

tuo sarebbe nel vederti ansimare.

 

Se un’unica lacrima di gioia danzasse sul mio viso,

la dividerei con te ballando a piedi nudi sull’erba profumata,

affinché noi potessimo sentirci meno soli.

 

Se solo avessi la forza di volare,

ti condurrei per mano oltre le nuvole bianche,

noi due abbracciati sulla luna,

a contemplar le stelle lontane.

 

Se sapessi mutar d’aspetto,

assumerei la livrea d’una farfalla,

affinché ti fosse gradita la mia compagnia,

così com’è la tua per me.

 

Se fossimo solo due scintille di luce,

di certo le nostre anime potrebbero sfiorarsi,

e le nostre carezze sarebbero splendide stelle.

 

Se solo sapessi mutar la sofferenza in allegria,

riuscirei ad esserti vicino come amico,

pur domandandomi ove siano quei tenui confini.

 

 

Utopia l’amor come amicizia,

troppo debole lo spirito o paura di noi stessi non so,

solo so ch’eterno peccato

è l’aver perso per sempre il tuo affettuoso calore.

 

 

 

 

 

 

 

 
Destino

 

Enorme sventura ed alte vette

reca il Fato in perverso dono,

a chi d’esser designa,

dell’anima incontentabile poeta

ed illuminato filosofo.

 

 
Paeselli di montagna

 

 

Isole di luce,

la notte,

tra alberi curiosi.

 

 

 
L’inafferrabile bolla di sapone

 

 

 

Camminando su sentieri d’aria,

sfidando la bufera,

oltre lo spumeggiar dell’onda del mare,

marmoreo contro l’aurea daga del sole,

inafferrabile il mio bacio vola da te.

 

Racchiuso in questa fragile bolla di sapone,

il mio cuore si fa tuo,

cento e più volte vagando per il mondo,

alla ricerca della tua morbida guancia,

ove finalmente morire.

 

 

 
Dolore Infinito

 

Quando la disperazione,

sola,

eco senza risposta,

luce parrà la tenebra,

e Nirvana,

il silenzio dell’oblio.

 

 

 

 

 

 
Disincanto Paterno

 

 

E dunque fu,

il divin perverso monito,

roboante tuonò la montagna,

Donde vai figlio diletto,

ramingo e solitario,

se’l tuo lungo peregrinar,

alla memoria di codesto focolare

un giorno ti condurrà?

Padre,

farò in modo che sia un bel viaggio.

 

 

 

 
Altra dimensione

 

Ombre di luce,

su pareti d’oscurità.

 

 

 

 
Cavaliere nell’ombra

 

 

Vile la spada del Nemico,

multiforme l’ingegno traditor,

dell’umano pensiero agile scudo,

di volte più d’una,

senz’alcun testimone.

 

E allor fu,

che’l mio pugno si fece meteora,

il mio urlo tempesta,

e la mia ira

pioggia di lame.

 

Ma eterno il mio cuor,

come l’acqua,

inafferrabile e sfuggente.

 

Marco Baiotto